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description"Libro di Habbo" "Le chiavi della vendetta" Ep.6 Una madre denaturata Empty"Libro di Habbo" "Le chiavi della vendetta" Ep.6 Una madre denaturata

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???: "Vogliamo entrare? Forse troveremo qualcuno ad accogliere due poveri defunti.." -fu sempre lo spirito invisibile e immateriale a parlare, invogliando il giovane Edo a solcare il cancello del giardino e arrivare al porticato d’ingresso, pronto a bussare ma fu interrotto dallo spirito- "Non c’è bisogno: sei passato attraverso le persone, farai lo stesso con gli oggetti" -una strana spinta indusse Edo ad attraversare la finestra che affiancava la porta d’ingresso e ritrovarsi catapultato nel salotto di Gabriella, ma lei non era lì- "A prima vista potrebbe sembrare disabitato ma basta cercare meglio e.." -camminando Edo vide come la signora stava facendo le pulizie, freneticamente, come se fosse nervosa, sembrava tutto tranne che triste eppure doveva sapere della notizia-

Edo: "Non riesco a vedere il suo volto.." -infatti questo era coperto dai suoi capelli crespi, con il capo piegato verso il pavimento, mentre passava avanti e indietro l’aspirapolvere senza però dare, dal punto di vista del ragazzo, la possibilità di vederne gli occhi o le guance-

???: "Non credi sia offesa? Beh l’hai lasciata così, di punto in bianco, non le hai detto nulla di ciò che avresti fatto, mai le avevi parlato di ciò che ti accadesse a scuola.." -questa volta fu lo spirito a dover tacere-

Edo: "Credi di sapere tutto ma non è così.. Gabriella sapeva tutto di me, tutto ciò che mi accadeva la venivo a raccontare a lei e poteva solo consolarmi, io potevo solo essere consolato perché non poteva realmente aiutarmi.. Venivo in questo salone, lei mi portava sempre i miei biscotti preferiti che mio padre non poteva permettersi dato che era sempre immerso nei debiti, e mi rincuorava con la sua storia, raccontandomi il suo passato, traendo da lei degli insegnamenti che mai ho applicato.." -Edo si avvicinò lentamente alla signora che improvvisamente abbandonò l’aspirapolvere, lasciò cadere a terra lo straccio che aveva in mano e sempre col volto coperto, andò verso il soggiorno, mentre Edo la seguì con lo sguardo, finché questa non raggiunse il grande camino-.

La donna si appoggiò con i gomiti sulla lastra di legno che circondava tutto il camino a mezza altezza, dove sopra vi erano posizionati diversi quadretti, una piccola piantina con il terreno frantumatosi dalla secchezza e un orologio, il quale, con il rumore delle sue lancette, emetteva l’unico suono in quella casa solitaria, buia e triste, seppur l’apparenza potesse ingannare. Edo guardava a distanza la donna, come se volesse fare tutto con il potere di fare nulla, mentre Gabriella teneva la sua testa fra le mani, senza però rivolgere il volto verso Edo, anzi, questo lo aveva alle spalle. Sembrava ferma, immobile, come addormentata in piedi, tanto da far iniziare a preoccupare il giovane ragazzo che tentò di avvicinarsi alla donna, posò una mano sulla spalla di questa, seppur lei non riuscisse a sentirlo in realtà, ma ancora il volto gli fu celato: Edo voleva vederlo, voleva rivedere la donna che tanto amore gli aveva donato non riuscendosi a spiegare questo silenzio, non riusciva a capire il perché di una simile calma. Non poteva voltarla, tentò di scostare dal suo volto i capelli ma la mano le passò attraverso eppure, caso fortuito, accidentalmente Edo colpì uno dei quadri posizionati sulla mensola facendolo cadere, senza neanche volerlo, o almeno, così lui credeva: a quel punto, per lo spavento Gabriella si voltò repentinamente dando vista ad Edo di una persona scossa, afflitta, con due grandi occhi brillanti mentre le occhiaie erano ben visibili e bagnate, con un generale rossore del volto. Nella sua eterna solitudine e disperazione, raccolse, continuando a riversare le sue lacrime, il quadro caduto il quale corniciava proprio una foto di lei e di Edo, fatta l’estate scorsa, con anche la presenza dei due cagnolini di Gabriella: ripreso il quadro, con i mille pezzi di vetro, quali a terra quali rimasti sulla cornice, continuando a piangere alla vista di quell’immagine, ricordando i momenti splendidi, felici, spensierati, quegli attimi depurati da qualsiasi male, insospettabile per lei ciò che tragicamente era accaduto tenendo conto dell’umore, dello spirito del ragazzo che non era in grado di far pesare la cosa sugli altri al di fuori di sé stesso seppur alcune volte Gabrielle ebbe riuscito a far sputare il rospo al giovane, forzandolo ad esprimersi, a confidarle gli oscuri segreti che celava dentro il suo cuore, quei ricordi, quei momenti che rimanevano chiuso nello scrigno della sua intimità. Piangeva, rimproverava Edo di aver fatto quello che mai avrebbe dovuto fare, rimpiangeva i momenti felici, contemplava la sua assenza come quella piantina faceva con l’acqua mancante, sapeva di non poter farci nulla forse riusciva a capire che poteva fare di più, poteva maggiormente supportare l’ormai figlio acquisito, come da lei veniva considerato Edo, doveva fare qualcosa eppure ha solo consigliato la strada migliore senza però arrivare ad un punto di svolta, almeno non in positivo. Portò con sé la cornice rotta, spezzata in due con soltanto la foto rimasta integra, arrivò ad una delle due poltrone del salotto e si sedette: continuò a guardare quella foto senza mai discostarne lo sguardo mentre Edo poté soltanto guardare il dolore che aveva causato a chi, egoisticamente facendo, mai avrebbe pensato di causarlo. Il ragazzo non poté che sottostare alla vista della donna disperata che continua a chiedersi il perché, il come, il quando fosse successo, ricevendo come risposta il solo silenzio della casa spezzato in tanti frammenti, come quel quadro che aveva in mano, dal singhiozzare di Gabriella mentre dalla parte dell’invisibile e dell’astratto vi erano le lacrime di Edo, continuava a soffrire per ciò che ebbe fatto, per un qualcosa che in realtà non voleva, forse non era cosciente al momento dell’atto ma tornare indietro ormai sarebbe stato impossibile, anche gridando al mondo astratto tutte le scuse e i pentimenti possibili e inimmaginabili.

Edo: "Non avrei mai voluto farti del male così.." -disse piangendo mentre i singhiozzi prendevano quasi totalmente il posto della parola- "Ho sbagliato, ho mollato la presa senza neanche combattere, come mi dicevi sempre tu.. “Cerca di credere per 5 secondi in te stesso e quei pochi attimi ti saranno di grande aiuto”.. Non ci ho creduto, ho pensato che morire fosse la mossa più saggia e veloce da prendere.. Sono riuscito a sbagliare anche questa volta.. Non facevo del bene in vita non lo faccio neanche nella morte.. Sono arrivato a pensare che non ha puramente senso la mia esistenza, non dovevo nascere, non dovevo mettere piede in questo mondo così tu non avresti sofferto.." -piangevano insieme e la donna neanche sapeva di farlo, non poteva sentirlo, toccarlo, non poteva in alcun modo sentire la sua presenza seppur questa ci fosse-

???: "Le hai spezzato il cuore.." -lo spirito parlò mentre Edo fu travolto dal risentimento- "Una donna sola, senza figli, senza un marito, senza una famiglia, aveva solo te che eri come un figlio eppure l’hai abbandonata, forse non avevi la stessa considerazione che lei aveva di te.." -a quel punto la tristezza e l’amarezza si trasformarono in ira nel cuore del ragazzo che rispose a tono-

Edo: "Ti ripeto che tu non conosci nulla del nostro rapporto! Non puoi permetterti e non te lo permetterò di mettere lo zampino in qualcosa che non ti appartiene!" -altrettanto a tono rispose lo spirito con voce ridondante-

???: "Eppure l’hai abbandonata senza neanche avvisarla! Ti sei ucciso per te stesso, per liberarti dal peso della vita e chi ci ha guadagnato? Tu! Tu e solo tu! Non rispondevi così a tono con i tuoi bulli non è vero? Non credere che io non possa leggere nella tua anima, la stessa che ho tra le mani proprio in questo momento e che posso torturare e trattare come meglio credo come se fosse una bambola voodoo.." -disse mentre il giovane iniziò a sentire una presa al petto, come un macigno che stava premendo sul suo sterno quasi a schiacciarlo, sopprimerlo, sminuzzarlo come una macina, un dolore fitto e soffocante che lo indusse a cadere a terra, sulle ginocchia- "Dovresti solo ringraziarmi perché grazie a me potrai vedere gli effetti della tua morte, che tanto nefasta non mi sembra, neanche fossi il presidente di qualche stato, eppure in qualche cuore umano hai lasciato qualcosa, un qualche segno, quasi lo paragonerei allo stesso segno che c’era sul tuo armadietto, peccato che quello te lo sei fatto da solo.." -lo spirito mollò la presa, Edo smise di soffrire, di penare per quel maledetto dolore lancinante, intanto Gabriella non smise mai di piangere, rivolgendo alcune volte lo sguardo al cielo come a voler fermare lo scorrere delle lacrime oppure a chiedere spiegazioni ad un qualcosa al di là di ella stessa-

Il giovane non poté che continuare a guardarla ed alcune volte sembrava quasi come se ci fossero degli scambi di sguardi, spesso questi si incontravano, occhi lacrimanti, rossi, lucenti, peccato che la donna guardava il vuoto mentre il defunto riusciva a vederla, a vedere i segni della sua stanchezza, a capire finalmente il perché l’avesse trovata a fare tutt’altro piuttosto che a piangere:

???: "Dato che dici che non so praticamente nulla del vostro rapporto, potrei farti alcune domande sul perché, ad esempio, l’abbiamo trovata a fare normalmente le pulizie di casa e solo un momento dopo è scoppiata in lacrime?" -il giovane si inginocchiò, poggiò la sua mano sul ginocchio della donna seppur questa non riuscisse a sentirlo e disse-

Edo: "Gabriella ha sempre lavorato, ha dato tutta la sua vita al lavoro, mai un giorno di ferie, mai una festività rispettata, sia perché non aveva una famiglia con cui festeggiare, sia perché i soldi le servivano in quanto donna sola a mantenere una casa con tutti i problemi e contrattempi che ne derivano. Quando finalmente ha raggiunto la pensione ha potuto dedicarsi alla casa, ha smesso di trascurarla, l’ha riportata a nuovo spendendo anche molti dei suoi risparmi, ristrutturandola dove poteva e come poteva, dato che sarebbe stato qui che avrebbe vissuto per il resto della sua vita.. Con la pensione le preoccupazioni non sono mancate: le spese giornaliere, cercare ogni mese di racimolare qualche soldo da tenere come risparmio e poi la maggior parte della restante pensione la debellava per combattere il diabete e come se non bastasse, 6 anni fa riscontrò anche il cancro al seno, riuscendo però dopo 2 anni di battaglie, a sconfiggerlo.. Questo le comportò altre spese nei viaggi, dato che il centro specializzato nel trattamento di questi tipi di tumori dista da qui circa 300 chilometri, e non avendo Gabriella una macchina o un parente o un amico su cui contare, dovette far peso sulle sole sue forze, come ebbe sempre fatto per tutta la sua vita.. Per lei, da quando è in pensione, pulire è anti-stress, le serve per scaricare la tensione del momento o accumulata, la delusione, la tristezza.. Tutte le cose negative che le capitano le debella con le pulizie di casa e quando poi finisce non le resta che piangere o urlare.. Sempre così fa.."

???: "Un’accozzaglia di disperazione questa donna.. Non ne ha avuto di fortune nella vita e mi sembra strano che abbia combattuto più di un giovane di 19 anni che si è lasciano intimorire da un branco di stolti perdenti.." -il ragazzo fece finta di non sentire e continuò il discorso che ebbe iniziato prima-

Edo: "Ha dovuto affrontare molte avversità nel corso della sua vita eppure è rimasta una donna solare, grintosa, mai incontrate donne come lei, così forti, un uragano.. Ah, una volta arrivò anche lei a fronteggiare i bulli della mia scuola, io facevo il primo superiore e quella mattina, dopo l’episodio delle unghie finte, fu lei ad accompagnarmi, dopo che le ebbi raccontato delle violenze che subii.. Arrivammo davanti scuola, mi salutò e io, timorosamente, mi allontanai da lei perché sapevo cosa mi sarebbe accaduto in mezzo a quelle quattro mura.. Entrai e fui preso alle spalle da Erasmo e Naja, erano solo loro due quella mattina, mi afferrarono le mani dicendomene di tutti i colori, chiedendosi il perché non avessi le unghie finte quella mattina. Mi sbatterono contro la porta che si aprì, Gabriella stava per andarsene perché non mi vide più uscire, notò però che mi stavano picchiando e corse subito da me, scostando Naja ed Erasmo furiosamente.. Li attaccò, li fronteggiò a viso aperto senza neanche temere per sé stessa, comunque si trattava di una donna con una certa età contro due ragazzini che erano già belli grossi, seppur fossero solo di prima.. Quel giorno mi riportò a casa sua e passammo tutta la giornata insieme così mio padre non avrebbe sospettato nulla e sarei tornato alla normale ora quotidiana, anche se mio padre non si è mai realmente interessato a me.." -si alzò in piedi, si asciugò le guance che erano rimaste imbevute dalle lacrime, alcune rimaste paralizzate, mentre anche Gabriella iniziava a tranquillizzarsi, come se sentisse le parole e i ricordi di Edo dentro al suo cuore, percepiva qualcosa, qualcuno che la stesse consolando, sentiva una presenza che le stava dando conforto, stava riempendo il vuoto del suo cuore, quest’ultimo ormai in mille pezzi non ancora pronto ad essere ricostruito da zero-.

???: "Davvero commovente.. Credi adesso di averla trattata come davvero meritava? Credi di aver fatto tutto ciò che era in tuo potere per ringraziarla? So a cosa stai pensando e non basta dire quella semplice parola “grazie” per rendere il piacere fatto ad una persona, bisogna concretizzare, bisognava che tu le dimostrassi davvero che i suoi sforzi non fossero stati vani, eppure così non hai fatto.."

Edo: "Tu mi hai indotto a tali ragionamenti per dirmi che ho sbagliato? Lo so già di mio che ho sbagliato, ho commesso un grosso errore.. Ti prego basta ripetermelo però.." -ma lo spirito non mollò la presa e insistette-

???: "Perché? Anche dopo la morte hai paura? Non dovresti più aver timore di nulla dato che la grande paura dell’uomo l’hai superata con grande facilità, anzi le sei venuto incontro, non è da tutti! Ma sentirmi dire che ho ragione non è il mio obiettivo in questo nostro viaggio, devo poter macellare la tua anima in mille pezzi finché, inconsapevolmente, non sarai sotto il mio completo controllo e potrò comandare i tuoi movimento come il marionettista fa con la sua marionetta.." -rimase per un attimo scosso il ragazzo sentitosi minacciare in questo modo, sapendo che non avrebbe potuto fare nulla anche se le parole dello spirito fossero state veritiere- "Sto scherzando! Non credere che nella morte non esistano ancora questi spassi!" -la pressione si ammorbidì, Gabriella si alzò improvvisamente inducendo a voltare la faccia di Edo verso di lei: questa aveva conficcata in un dito una piccola scheggia di vetro perciò ripose sul tavolino il quadretto rotto, pronto a sostituire la cornice e andò poi verso il bagno, asciugandosi le lacrime che aveva sul viso, con gli occhi ancora però ricolmi di queste- "Beh che dici? Lasciamo questo posto? Direi che ho visto abbastanza sentimentalismi per oggi! Ma voglio sentire dalla tua bocca: cosa hai imparata da questa breve visitina alla tua madre adottiva, se così la possiamo chiamare?" -prima di rispondere il ragazzo stette per qualche attimo in silenzio, pronto a metabolizzare l’accaduto-

Edo: "L’ho abbandonata.. L’ho lasciata sola.. L’ho tradita come mai avrei dovuto fare.. Adesso lei senza di me ed io senza di lei siamo nulla.. Ci completavamo avvicenda.. Avevo una spalla su cui appoggiarmi, adesso mi è rimasta solo una triste visione che non posso neanche toccare.." -cercando di trattenere le lacrime che volevano ricominciare a percorrere il solito flusso-

???: "Mi piace infierire e anche scavare a fondo con una bella lama di coltello.." -ancora una volta una tempesta avvolse lo spirito di Edo, si sentì mancare il respiro e il terreno sotto i piedi, vide che, come una grossa e riplasmata, il pavimento divenne una sfera di cristallo, all’interno della stessa abitazione della donna ripresentando vecchie illusioni ed immagini del passato, ogni momento vissuto insieme da Edo e Gabriella, dai più piacevoli a quelli disastrosi ed indesiderati- ...

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