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description"Libro di Habbo" "Le chiavi della vendetta" Ep.7 Riportami nel passato Empty"Libro di Habbo" "Le chiavi della vendetta" Ep.7 Riportami nel passato

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Fu costretto ad ammirare l’infelicità del suo vivere, la stessa alla quale partecipò anche Gabriella, l’unica che cercava sempre di cacciar fuori dai guai il giovane, l’unica che davvero gli era stato accanto, l’unica che era riuscita con qualche battute, alcune volte all’apparenza di troppo, e col suo smagliante sorriso a risollevare quel costante umore abbattuto, schiacciato dalla forte pressione del giudizio. Vide proprio il momento in cui Gabriella lo salvò da Erasmo e Naja, la mattina dopo l’episodio delle unghie finte, lo stesso attimo che poco fa Edo ebbe raccontato allo spirito. Ancora poi rivide l’episodio degli spogliatoi, imbarazzante, disagevole ...

Flashback.. Edo, durante il secondo anno di Liceo, fu costretto dal suo professore di educazione fisica a partecipare ad una gara di pallavolo contro una squadra che proveniva da un diverso istituto: la stessa sorte patirono tutti i compagni di classe, maschi e femmine, di Edo, incluso il quartetto oppressore. La partita si giocò tranquillamente, il pubblico c’era ed esultava solo quando la squadra desiderata segnava il punto, tra questi vi era anche Gabriella ma non il padre di Edo troppo impegnato davanti alle macchinette del bar di fianco casa sua. I giocatori di entrambe le squadre erano sotto gli occhi di tutti perciò mosse azzardate non poterono commettersi, il problema sorse quando i match finirono e i due team si diressero verso gli spogliatoi per potersi rinfrescare e andarsene ognuno per la propria strada. Il campo utilizzato non era poi così attrezzato: mancanza di un doppio spogliatoio maschile e femminile, perciò le due squadre convissero nel medesimo spogliatoio, ovviamente quello adibito ai maschi separato dalle ragazze. Timorosamente Edo entrò nello spogliatoio, non voleva lavarsi lì eppure per il professore non ci furono altre strade: si piantò sulla porta a guardare tutti i ragazzi spogliarsi difronte a lui, con un certo imbarazzo generale eppure contraddirlo avrebbe significato fare di peggio. L’insicurezza di Edo nel solo entrare nello spogliatoio comune fu smorzata da una spinta da parte del professore che lo invogliò a sbrigarsi: non poteva far altro che, a quel punto, spogliarsi, togliersi la tuta con lo stemma della Justice Accademy e filare sotto la doccia. Le panchine con gli attaccapanni erano separate, dalle docce, da un muro, e al momento la maggioranza dei ragazzi, almeno il quartetto, erano tutti intenti a lavarsi e a parlare, o meglio gridare per farsi sentire, come quasi tutti in quello spogliatoio. Edo si spogliò, si diresse verso le docce e appena girò l’angolo, il quartetto gli volse lo sguardo e scoppiò in una risata esagerata, pimpante, neanche dopo aver sentito la miglior battuta della loro vita, mentre il resto dei ragazzi della stessa e dell’avversaria squadra tacquero, guardando straniti la scena:

Erasmo: "Credo tu abbia sbagliato spogliatoio, femminuccia! Quello delle ragazze è dall’altra parte ahah! Avessimo noi la tua fortuna di poter andare di là ahah!" -smuovendo una risata generale all’interno del quartetto-

Naja: "Tu non puoi stare qui, mi sento solo a disagio con la tua presenza, chissà cosa potresti farci.." -finito il tempo delle risate iniziò quello degli sguardi glaciali, freddi, penetranti, dei giudizi poco graditi, delle prese in giro mascherate per bene e di quel silenzio costante e vuoto che li circondava-

Edo: "Ma io non voglio disturbare nessuno..!" -disse cercando di avvicinarsi ad una delle docce disponibili prima che Diego non sbatté una mano al muro, mettendosi di lato al ragazzo intimidito, afferrandogli il mento con l’altra mano, girandogli così la testa violentemente verso di lui-

Diego: "Forse non ti è chiaro. Noi vogliamo parlare una volta sola, non ci piace ripetere dieci volte la stessa cosa: sparisci da questo spogliatoio se non vuoi farti seriamente male e se poi vuoi rimanere beh.." -gli altri tre compagni si avvicinarono da tutte le direzione fino a circondare completamente il povero ragazzo- "Potresti soddisfare qualche nostro desiderio.." -uno dei ragazzi della squadra avversaria cercò di rimettere pace agli animi ma le sue parole non furono ascoltate, furono come foglie al vento-.

Edo non poté che urlare, non seppe cosa fare e l’unico modo per farsi sentire era quello, chiamò il professore ma esso non rispose, rimase semplicemente impiantato alla porta e non permise a nessuno di accedere agli spogliatoi: Gabriella stava aspettando proprio sulla porta l’uscita di Edo che sentì urlare, riconobbe la voce e chiese insistentemente al professore di farla entrare..

Gabriella: "Mi faccia entrare, c’è un ragazzo che sta urlare non lo sente? Le sembra normale che un allenatore sia impiantato alla porta a guardare i propri ragazzi spogliarsi?! Siamo ad un circo o che cosa? Adesso mi lasci passare!" -cercò di spintonare, con non troppa forza, l’uomo che non proferì parola e neanche dette segno di cedimento- "O mi lascia passare oppure giuro che le do una spinta da farla arrivare con la testa nel cesso, adesso si sposti!" -non rispose all’appello e non si degnò di risponderla- "Ah così è? Parassita lei e la vostra stupida scuola!" -stavolta impiegò tutta la sua forza in un pugno secco in faccia che lo tramortì per qualche secondo, il giusto per farla entrare ed arrivare sino alle docce dove vide, a sua sorpresa, Edo a terra, con la faccia coperta dalle sue gambe piegate mentre il quartetto era in piedi intorno a lui mentre stavano facendo qualcosa di alquanto scomodo e inopportuno- "Brutti figli di ..... toglietevi immediatamente oppure prendo un machete e ve li taglio!" -corse verso di loro, li buttò tutti a terra con un paio di spintoni e liberò il protetto, impaurito, disperato e rinchiuso nelle sue lacrime- "Cosa ho dovuto vedere oggi! Branca di parassiti!" -portò via Edo, prese le sue cose, lo coprì con l’asciugamano che aveva nel borsone, afferrò tutto neanche avesse 8 braccia e si diresse immediatamente alla sua auto, lasciando immediatamente il luogo- ...

Fine Flashback.. Edo pianse nel rivedere tale ricordo, dovette però affrontarlo, obbligato a farlo come quello stesso giorno in cui fu obbligato a fare ciò che l’allenatore e il quartetto gli ordinarono, non ebbe possibilità di scegliere ma solo il dovere di sottostare ad un qualcosa di più forte di lui. A questo punto dovette, ancora una volta, subire le richieste e le domande scomode dello spirito:

???: "Andartene era troppo? Bastava alzarti da lì che poi basta guardare l’igiene di quei posti per farti scappare via a gambe levate, era molto semplice non trovi? Oppure volevi davvero guardare i loro arnesi? E volevi sentirli vicino a te eh?" -prima di rispondere il ragazzo si asciugò le lacrime, sempre avvolto nella nube con l’immagine che andava avanti sotto i suoi piedi, bagnata da qualche lacrima scorsa dal suo viso-

Edo: "Non ero lì perché volevo divertirmi, non ho voluto mai sottostare a loro, ma sai quante volte me l’hanno fatto? Sai quante volte sono passati dalle parole ai fatti? Quante volte, dopo avermi violentato, me ne stavo nel bagno della scuola a piangere ore intere, senza che destassi neanche la curiosità di dove fossi, tu staresti bene? Ti piacerebbe?" -la risposta dello spirito fu il silenzio, continuò ad ascoltare- "E poi in quel momento non pensavo a nulla.. Ero da un’altra parte col pensiero, non avevo altra scelta che rifugiarmi in qualcos’altro e non pensare a cosa mi avrebbero fatto.. Lo stavano già facendo quando Gabriella è arrivata, si arrabbiò anche con me per non aver reagito, per essermene stato zitto in un angolo a subire i loro abusi.. Si arrabbiò tremendamente quel giorno eppure dopo poche ore mi fece i suoi speciali pancake che adoro e tutto finì, non ci pensammo più anche se la ferita restò. Fu da quel momento che Diego e i suoi amici iniziarono a fare cose sporche con me, non mi piaceva nulla, se io sono omosessuale non significa che mi piaccia subire abusi, eppure nessuno teneva conto del mio volere ma solo dei loro bisogni.. Era brutto, è stato bruttissimo, già quella volta Gabriella voleva andare a denunciare l’accaduto ma alla fine riuscii a convincerla a non farlo e non so neanche perché lo feci.. Da quel momento, sapendo che Gabriella a quel punto non avrebbe tenuto conto del mio parere, sarebbe andata sicuramente a denunciare i fatti successivi, perciò decisi di non raccontarle più nulla e di mascherare quegli episodi che erano più evidenti.. Ho mentito alla persona più cara che io avessi per colpa di Diego e dei suoi maledetti compagni, ho mentito per tutto il tempo, non potevo essere pienamente libero neanche con lei perché avrei rischiato.." -a questo punto però fu amaramente interrotto dallo spirito-

???: "Rischiato cosa? Avrebbe solo fatto giustizia per un’incapace che non sa difendersi da solo! Avevi paura di cosa? Che ti avrebbero picchiato? Beh un pugno in più uno in meno poca è la differenza quando puoi fermarli una volta per tutte! Non sai neanche farti aiutare, pensi che tutto possa risolversi da solo, subendo e stando zitto, tsk!" -ma Edo non rispose, in fondo le parole dello spirito avevano un briciolo di verità, volerla ammettere era dura, non impossibile, ma improbabile per il ragazzo che rimase solo in silenzio-.

E come una navicella in volo, l’immagine rispecchiata sul pavimento si spostò, cambiarono luogo e situazione, passarono da una giornata soleggiata, ad una tempestata dalla pioggia battente, il giovane sentì come smuovere il pavimento sotto i suoi piedi, come se davvero fosse in volo, in un aereo spazio-temporale, turbolento, scomodo, ma veloce nel cambio di postazione e nel periodo tempistico. Si ritrovò stavolta davanti casa di suo padre, quasi caduta a pezzi, con qualche tegola rotta che causava delle infiltrazioni d’acqua nelle giornate di pioggia come quella, l’antenna del secolo scorso, assenza di un giardino e se ci fosse stato sarebbe stato ricolmo di erbacce, le stesse che si trovavano sul marciapiede proprio difronte l’ingresso di casa. La navicella vide calarsi, sfondò fantasiosamente il soffitto e si intrufolò proprio dentro casa, un’immagine inedita fu vista in quell’occasione dal ragazzo poiché lui non c’era in quel momento, non era presenta, ma vi erano in compenso il padre Francesco e Gabriella, intenti a parlare sull’uscio della porta, tra il dentro e il fuori della casa.

Flashback.. Gabriella, dopo ben 3 anni dall’aver conosciuto Edo, si decise ad andare a casa sua per parlare col padre dei problemi che il giovane cercava di nascondere ma che alla donna non sfuggivano. Notò la precarietà dell’abitazione, il quasi cedere del tetto, lo sbucciarsi della vernice della porta, la sporcizia delle finestre che ne impediva la visione all’interno, un gradino che componeva i tre che servivano per raggiungere l’ingresso, era completamente mancato, sprofondato sotto, spezzato in due. Gabriella salì per i gradini ed uno scricchiolio pesante non poté che essere udito: giunse alla porta e bussò con il pugno poiché non vi era né campanello né il picchiotto, attendendo poi che qualcosa venisse ad aprirla. Sentì dei passi, pesanti e come strascicati a terra, lenti e sfiniti, ma finalmente qualcuno le fece ammirare la bellezza interna della casa, precaria come l’esterna:

Gabriella: "Salve Signor Arelli.. C’è Edo in casa?" -la donna non guardò attentamente l’interno che le si presentò poiché non voleva sembrare troppo invadente eppure l’impressione che diede fu quella anche senza l’intento-

Francesco: "Ma chi sei? Che vuoi da mio figlio? E comunque non è in casa, mah.." -disse mentre stava per sbattere la porta in faccia alla donna quando lei fu abile nel mettere il piede in mezzo impedendone la chiusura-

Gabriella: "Signor Arelli mi ascolti! Le posso garantire che non voglio fare nulla di male né a lei né a suo figlio! Sono solo qui per parlare con lei, se non è troppo disturbo.." -l’uomo, in canottiera, con qualche macchia sul pantalone, sembrava grasso d’auto, riaprì la porta e poggiò il braccio destro al telaio- "Allora, sono tre anni che suo figlio viene da me, stiamo insieme, parliamo, andiamo a fare spese.." -e fu già interrotta-

Francesco: "Mio figlio sta con una vecchia di colore? Stai scherzando?"

Gabriella: "Nono ha capito male! Siamo molto molto amici con suo figlio, volevo solo dirle che la nostra amicizia ormai dura da 3 anni, purtroppo solo adesso ho avuto la possibilità di presentarmi qui, da lei, per poter parlare proprio del futuro di Edo. So che le sue condizioni non sono delle migliori e purtroppo si vede, proprio per questo, per evitare che Edo faccia una brutta fine nel suo futuro lavorativo e professionale, vorrei assicurarmi che lui conduca i migliori studi e che quindi continui dopo il Liceo. Vorrei farlo arrivare all’università affinché possa scegliere la facoltà che più gli piaccia in modo che un giorno possa lavorare facendo ciò che di più ama fare, che ne dice.. E’ stato in silenzio tutto il tempo, vorrei sapere anche una sua opinione.." -la donna finì e l’uomo sputò a terra, proprio accanto ai piedi della donna, non colpendola però-

Francesco: "Mio figlio farà ciò che dico io e tu, vecchia africana, non permetterti di venire a mettere legge in casa mia è chiaro?! Qui comando io ed Edo farà quello che dirò io, senza sé e senza ma! Adesso sparisci dalla mia vista altrimenti ti caccio a calci nel ...." -a quel punto ogni formalità volò via al vento, si sgretolò come la carta fa sotto la pioggia, che quel giorno era più che mai forte e dirompente-

Gabriella: "Ho fatto tutta questa strada di certo non per farmi offendere! Vi rendete conto di quanto fate del male a vostro figlio, coi vostri stupidi vizi insulsi! Dalla mattina alla sera difronte ad una macchina sperando che arrivi il colpo di fortuna, ma non si vergogna?! Come padre dovrebbe garantire il futuro a suo figlio, ma così lo condanna solo ad una vita di sofferenza fin quando ci sarà lei a mettere i bastoni tra le ruote ai suoi sogni!" -a quel punto l’uomo la spinse, la fece cadere dalle scale, rotolare fino quasi al marciapiede, anche se la distanza tra questo e il portone d’ingresso all’abitazione era quasi inesistente-

Francesco: "HO DETTO CHE NESSUNO MI DICE QUELLO CHE DEVO O NON DEVO FARE! SPARISCI DA QUI OPPURE GIURO CHE SARA’ L’ULTIMA COSA CHE FARAI NELLA TUA VITA!" -disse urlando tanto da farsi sentire da tutto il vicinato, mentre Gabriella stava cercando di rimettersi in piedi, sotto la pioggia, cadutole l’ombrello cercando anche di riprenderlo- "Riprenditi il tuo ombrello, almeno quello te lo concedo" -disse con voce permissiva ma autorevole allo stesso tempo-

Gabriella: "Preferisco prendermi una polmonite! Non venga poi a supplicarmi di aiutarla che non le darò neanche l’aria per respirare! Ha rifiutato un aiuto per suo figlio, è stato egoista fino a questo punto, eppure per se stesso farebbe qualsiasi cosa.. Siete un fallito!" -si rialzò completamente, lasciò l’ombrello aperto a terra, non lo riprese come si impose di non farlo e se ne andò, affrontando la burrasca impetuosa, arrivando poi alla macchina che aveva parcheggiato al di fuori di quella strada, dove vi era un intero quartiere malfamato, ridotto alle ossa, dimenticato da Dio e dagli uomini, e dove Edo aveva la sfortuna di abitare-.

Non nascose l’amarezza del fallimento, le lacrime volevano scendere, le lacrime del fallimento, del non ottenimento di ciò che in realtà voleva avere, un semplice consenso, un sì stremato, forzato forse, ma sarebbe stato il primo sì della vita di Edo, uno dei tanti che con solo quel cambiamento avrebbero visto concretizzazione. Non poteva agire da sola, senza il consenso, senza l’appoggio, neanche una donna così sfrontata e coraggiosa come lei avrebbe rischiato: Edo sarebbe stato sicuramente d’accordo eppure chi avrebbe raccontato ciò al padre? Era stupido, disinteressato per le sorti del figlio eppure, solo per farla pagare alla donna, avrebbe esporto denuncia senza pensarci due volte: lui non poteva sperare di trovare la casa di Gabriella ma alla polizia non sarebbe servito un chissà che miracolo. La donna nascose tutto, non raccontò nulla ad Edo, tenne tutto per sé senza lasciarsi sfuggire nulla seppur le domande strane e ambigue vennero fatte da Gabriella al giovane: voleva indagare, voleva conoscere i suoi sogni, la sua immagine nel futuro, con chi, per come e per quando, voleva chiedere quello che le mamme chiedono ai propri figli, arrivati ad un certo punto della loro vita. Edo non ebbe sospetti, rispose tranquillamente alle domande di Gabriella, da ciò capì che i suoi unici desideri erano quelli di innamorarsi, trovare qualcuno che davvero fosse stato disposto a proteggerlo, a rincuorarlo, a dargli la forza che a lui sempre mancava, e poi laurearsi in scienze politiche, affrontare gli studi universitari, relazionarsi con gente che di lui conoscevano soltanto il nome, la possibilità perciò di creare un’immagine di sé lontana dalla negativismo di coloro che nella loro vita mettevano al centro di tutto il giudizio nei suoi riguardi, mai positivo ovviamente.

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