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"Libro di Habbo" "Le chiavi della vendetta" Ep.10 Cambio di rotta

Messaggio Da _Hanon_love Sab 23 Ott 2021 - 15:05

Dopo aver abbandonato il nido d’amore di Ludovico ed Edo, lo spirito condusse quest’ultimo verso un nuovo viaggio, una nuova tappa che sarebbe stata molto più duratura del previsto, molto più sentita, spiritica quasi si potrebbe dire, un frame della storia nel quale Edo avrebbe potuto, se solo lo avesse voluto, ottenere la sua rivincita verso coloro che tanto male gli avevano causato, una rivincita che gli avrebbe garantito il potere di decidere sulla loro vita e sulla loro morte: tutto ciò il ragazzo non lo sapeva, si era dimenticato il patto iniziale che ebbe strinto con lo spirito e a lungo andare quel viaggio, quell’accordo gli sembrò più un qualche modo per rincontrare coloro che aveva perso, ciò che aveva perso e ciò che poteva invece avere se le cose fossero andate diversamente.

Edo: "Adesso dove andiamo?" -disse mentre ad una velocità enormemente elevata si spostavano tra i palazzi e grattacieli di quella che sembrava essere Habbo City, ovviamente sembrava che solo lui si stesse spostando mentre lo spirito se ne stava accuratamente oscurato nell’ombra-

???: "Spero tu sia pronto per giungere al vero scopo del nostro viaggio, quello più interessante, quello che ogni persona bullizzata aspetta nella sua vita.. Chissà quante volte avrai immaginato queste scene ma ora finalmente avrai occasione di concretizzarle!" -la velocità aumentò, alcuni edifici furono oltrepassati da parte a parte, mentre si poteva notare molto rapidamente le enormi ondate di persone riversate in strada: in tutto ciò Edo non ebbe capito le parole dello spirito ma non richiese di ripetere, tanto non lo avrebbe fatto ugualmente, con o senza richiesta-

Edo: "Non avevo mai visto questo lato della città.." -ammirando il bagliore delle luci nelle vie dello shopping, la stravaganza di alcuni edifici ed il titanismo di altri, come dei che guardavano dall’alto la mediocrità dell’essere umano nelle sue fattezze e nel suo spirito-.

Giunsero a destinazione! Lo spirito lo annunciò come un macchinista fa col suo treno per i suoi passeggeri. La loro velocità rallentò notevolmente e man mano, similmente alle foglie che cadono d’autunno, toccarono terra. La Justice Accademy era proprio davanti agli occhi di Edo, la quale vista gli provocò un certo magone, cosa che non gli successe quando rivide il flashback di lui e Gabriella proprio difronte scuola oppure alla vista dei corridoi interni, stavolta c’era qualcosa di diverso che lo turbava.

???: "Che è quella faccia? Sai già cosa ti aspetta no?" -chiese incuriosito lo spettro-

Edo: "In realtà non so cosa tu voglia farmi fare.. Che hai in mente?" -esponendo lo stesso dubbio che aveva prima-

???: "Tu hai sempre desiderato, nel tuo cuore e nella parte più profonda della tua anima, una rivincita su chi ti ha ridotto in questo stato: un’anima vagante insieme ad uno spirito del quale non sai e non puoi saperne il volto. Vuoi avere la tua vendetta? Vuoi rivedere il volto di chi ti ha fatto questo? Vuoi vedere come hanno continuato le loro vite in questa scuola?" -inizialmente Edo rimase silenzioso, non accennò a risposta e a quel punto lo spirito insistette- "Lo vuoi oppure no? Vuoi la tua vendetta oppure vuoi concludere qua il viaggio?" -Edo rimase in silenzio a guardare l’ingresso della scuola, quell’ingresso del quale era testimone di tanti soprusi e malignità. Quel giardino che ebbe visto più di tanta altra gente, quegli alberi folti e coprenti che avevano avuto occasione di notare la mediocrità del ragazzo difronte alla forza psicologica e fisica del quartetto, quanta umiliazione, quanto disonore, quanta vergogna ed impotenza, l’annientamento del suo essere un uomo libero, dei suoi diritti e della sua volontà in primis-.

Prima di dare una risposta Edo pensò per la prima volta a quei momenti tanto brutti e disumani che lui ebbe passato prima di morire, una sofferenza una dopo l’altra per cinque lunghi anni, un’interminabile ciclo di attacchi e pseudo difese, inutili; modi per uscirsene, sempre fallimentari che lo conducevano a ricaderci sempre e comunque; attimi di felicità spazzati via dalla potenza della loro cattiveria, costante e dilaniante, ogni volta come un coltello che si conficcava nel ventre ed ogni giorno veniva girato e rigirato affinché la ferita non si mai rimarginasse. Amici? Quali amici ebbe trovato qui? Nessuno lo aiutò, nessuno gli diede supporto, o almeno, quello che davvero necessitava di avere, quello nel quale ha sempre sperato, ingenuamente. Pochi lo avevano riconosciuto ed apprezzato per quello che fosse, gli dispiaceva per loro e non per sé stesso: gli dispiaceva per non avergli detto addio, per non averli ringraziati quanto davvero si sarebbero meritati; gli dispiaceva essere sparito così, in un soffio, senza spiegazioni, senza un ultimo abbraccio, senza preavviso, senza neanche il coraggio di ammettere la sua sconfitta. Si, aveva perso, aveva perso la sua guerra contro un esercito di arroganza e presunzione che lo aveva travolto, non lo faceva respirare, lo schiacciava di continuo, ad ogni passo, frammentava quelle sue costole sino a forare e forare ancora i suoi polmoni. Questa guerra l’aveva combattuta da solo, senza nessuno che lo supportasse davvero se non qualche strascico di difesa assopita, e tanti ma tanti spettatori radunatisi lì solo per vedere un po’ di sangue sgorgare dalle mani dei combattenti e dalle loro armi: Edo ha vissuto in mezzo a leoni assetati di violenza.

???: "Perché ci pensi così tanto? Dovresti agire subito, dovresti volere sin dal principio ciò che ti sto offrendo su di un piatto d’argento! E invece cosa fai? Ci stai pensando su?! Ma tu cosa vuoi davvero dalla tua morte? Dalla tua vita hai raccolto solo solitudine, rassegnazione ed infelicità, fatta eccezione per quei pochi e rari momenti di gioia che hai coltivato ed ingigantito per cercare di coprire il 90% della tua tristezza, mentre dalla tua morte cosa vuoi ottenere? Fino a questo momento hai visto la tristezza negli occhi di chi hai abbandonato senza il minimo riguardo, hai visto la freddezza del tuo stesso sangue, hai visto l’amore della tua vita in una nuova vita senza di te ora e per sempre, ma adesso cosa vuoi? Cosa vuoi davvero ottenere da quest’inferno tuo personale?" -Edo continuò a non rispondere ma stavolta non stette con le mani in mano: si incamminò verso il primo passo che lo avrebbe condotto in una realtà infernale diversa da quella sinora osservata: una realtà che lo avrebbe reso partecipe in prima persona, che avrebbe toccato con mano finalmente!- "Oh! Finalmente un gesto da vero uomo con le ***** o preferisci essere chiamata donna?" -rispose con aria alquanto intimidita da questa frase-

Edo: "Chiamami come preferisci.." -disse mentre continuava a camminare verso l’ingresso della sua ex scuola-

???: "Ma una domanda, voi umani siete proprio strani eppure non smettete di meravigliarmi, dopo tutto questo tempo, ma come fate a non essere curiosi della mia immagine? Del mio volto?"

Edo: "Quando ti vidi la prima volta mi sei apparso come una figura nera anche se non ti ho visto in volto, vedevo solo il tuo completo, elegante e oscuro come la tua anima.." -lo spirito lo interruppe-

???: "Adesso mi copi anche le frasi? Sai anche tu leggere le anime delle persone? Voi umani non siete solo noiosi ma anche egocentrici! Ho incontrato solo qualche altra persona come te, ma hanno miseramente fallito nelle mie aspettative.." -disse quest’ultima frase mascherandola un po’, non regalandola così tanto chiara alle orecchie del ragazzo-

Edo: "Non mi hai mai voluto dire chi sei e perché fai tutto questo, è una domanda comunque che ti viene spontanea, inevitabilmente, però preso da tutte queste emozioni, non ho mai avuto il tempo di chiedertelo.." -rispose senza girarci troppo intorno lo spettro-

???: "Mentire a te stesso non è produttivo, umano. Servare interesse nella morte è cosa stupida semplicemente perché poni e concentri la tua attenzioni verso la vita, verso coloro che hai lasciato e verso ciò che hai perso concretamente: non ti importa di vendicarti, non ti interessa, lo vedo nei tuoi occhi, tu vorresti soltanto rivivere, ritornare indietro nel tempo riavvolgendo il nastro e cambiare il corso delle cose. Ecco cosa pensi. Ti dico l’amara verità.." -il cielo si fece ombroso, nubi tossiche e cariche di oscurità avvolsero il cielo pronte a scatenare la forza della natura mentre un terribile vento iniziava a sollevarsi, a spazzare via ad ogni suo soffio il brutto e il bello che si trovasse davanti- "Il tempo non può essere riavvolto, scorre inesorabile come l’acqua di un ruscello ma al contrario del primo, quest’ultima può essere deviata o addirittura fermata ed accumulata grazie alla forza intellettuale dell’uomo. Il tempo non conosce limiti sta a te usarlo nel migliore dei modi, come meglio credi: incorri in errore? Paghi le conseguenze. Ciò che hai fatto non ha soluzione, proprio come il tempo, la morte non conosce ostacoli, non distingue tra ricco e povero, non guarda in faccia né al buono né al cattivo semplicemente perché siamo natura e questa non ha preferenze di ogni tipo, non è imperfetta e maligna come l’uomo è semplicemente l’entità che vi governa e alla quale dovete sottostare. Tornando alla nostra conversazione: la tua curiosità è spenta dalla morte, dalla rassegnazione, dalla voglia di vedere chi hai lasciato e non chi hai accanto, lo stesso errore di ogni singola persona che io ho accompagnato per questa strada, per la via della vendetta e della rivincita. Tu non sei buono Edo, non credere di ingannare chi è al di sopra di te, se lo fossi stato a quest’ora staresti tra gli angeli del paradiso e non a vagare con me nel tuo inferno personale! Non avresti accettato il patto che ti offrii tempo fa, non ci avresti neanche pensato! Ma perché lo hai fatto allora, tu ti chiederai? E io sono qui per risponderti! Perché eri triste, eri travolto dall’ira e dall’amarezza della sconfitta, non volevi ancora mollare la presa, volevi riprendere le armi e rialzarti per combattere, eri pronto a tutto pur di farla pagare a coloro che ti hanno fatto questo. Ma allora mi chiedo, e qua pretendo una tua risposta: perché il tuo pensiero è cambiato?" -Edo era stato confuso dal discorso dello spettro, lo aveva balzato dalla morte alla vita, gli aveva ulteriormente confuso le prime idee che già di per sé erano perse di qua e di là nella sua mente, ma cercò comunque di trovare delle parole adatte per risponderlo-

Edo: "Credo che vedere chi ho amato mi ha fatto male e bene allo stesso tempo.. Seppur sia stato male nel vedere quelle immagini ciò non toglie il fatto che voglio farla pagare a chi mi ha ridotto in questo stato.." -improvvisamente si sentì il sangue ribollire, sentiva uno strano ed anomalo calore provenire dalle sue interiora, un calore che si sprigionava all’esterno come se fosse una stufa accesa al massimo in pieno inverno. Faceva fatica a parlare e a respirare ancor peggio: sentire una tale pressione interna, sparsa in tutto il corpo, lo indusse ad accasciarsi a terra cercando dolorosamente di immettere dentro l’aria necessaria, ma ad ogni tentativo sentiva come piccoli aghi trafiggergli i polmoni da parte a parte- "A..iu..!" -sentiva che il respiro stava diminuendo mentre il dolore continuava ad essere sempre più affliggente ed insopportabile, era perciò arrivato al capolinea, al suo punto limite di sopportazione del dolore il quale, superato quello, non poté far altro che svenire, smettendo di lottare-.

Ci ritroviamo nella testa di Edo, la fonte dei suoi pensieri, ma stavolta lo stesso padrone era disteso a terra, svenuto come nella realtà, immerso nel buio più tetro, con una sola luce che lo puntava dall’alto come se fosse quella di un palcoscenico. Si risvegliò, si guardò intorno, cercò di parlare ma non ci riusciva, come se la sua bocca fosse stata serrata da qualcosa e le sue corde vocali tagliate come i fili di un ago. Lentamente si alzò in piedi, non vedeva altro che vuoto e oscurità, si stava chiedendo cosa lo avesse portato lì, che fine avesse fatto la scuola, lo spirito, la sua voce, cosa gli fosse successo: era tutto così confusionario. Iniziò a fare qualche passo verso una destinazione ignota, oscura come tutto il resto che lo circondava: non riusciva a pensare lucidamente, stava però iniziando a metabolizzare l’idea che quello fosse l’inferno, la condanna che si è meritata per quello che lo spirito gli aveva letto nell’anima, per quello che era il suo pseudo desiderio, forse era stata una proposta a trabocchetto? Magari proporre la possibilità di avere la sua vendetta da parte dello spirito era una mossa strategia affinché potesse esso verificare la bontà o meno di Edo? Ma ciò non aveva granché senso in quanto il desiderio puro nell’anima del ragazzo non era più quello di farla pagare a chi lo aveva indotto al suicidio, era esso totalmente cambiato seppur le parole dicessero altro all’inizio. Ma allora dove si trovava Edo e che fine avevano fatto tutti?

Un bagliore di luce tese ad aprirsi in un lontano orizzonte, sembrava la fine di un lungo tunnel, anche più poeticamente associabile al crepuscolo del tramonto sulla spiaggia. Subito Edo notò la debole ma visibile luce che subito colse la sua attenzione: iniziò così a dirigersi verso questa ma ad ogni passo non sembrava muoversi, quella distanza gli sembrava sempre enorme, mai riducibile, mille passi da compiere ad ognuno di questi sempre mille passi rimaneva da fare. Iniziava a sentirsi debole, tanto da indurlo a rallentare, pian piano sino a raggiungere l’accascio a terra e l’improvvisa apertura totale del crepuscolo che, come una bomba di luce lanciata nel buio dominante, così questa accecò il ragazzo che chiuse, come mezzo di autodifesa, gli occhi all’istante.

Lentamente, sempre a terra, riaprì le palpebre e vide scarpe e controscarpe a piedi e contropiedi, chi andava per un verso chi per un altro, quali nuove e quali vecchie su di un pavimento lurido e pulito alla sola apparenza. Alzò leggermente lo sguardo e riconobbe il fatidico corridoio della sua scuola: si rialzò velocemente, dimenticandosi di essere morto e quindi invisibile agli occhi degli altri, e si preoccupò così di sistemarsi gli stessi vestiti che aveva ormai da tempo. Cercò di parlare, ci riuscì, aveva capito allora che quella specie di incubo era davvero finito seppur non avesse ancora capito cosa gli fosse capito e dove fosse arrivato, ma l’importante per il momento era sapere che la sua ora non era ancora giunto, considerando che poi ebbe capito il suo attuale stato di morto perenne poiché un ragazzo gli attraversò il ventre con una mano per immettere la chiave del suo armadietto e sbattergli lo sportello nella schiena, ovviamente anch’esso lo attraversò senza lederlo.

Edo: "Sono tornato alla vita reale ma perché quella specie di sogno.. Non capisco.. Spirito?" -ma non ricevette risposta da nulla e da nessuno- "Spirito? Ci sei?" -ancora nulla- "Non sono tornato a vivere perché sono ancora morto e l’ho visto ma quindi questo è il mio inferno? Com’è possibile? Un inferno che mi permette di vedere i viventi?" -tutto ciò era alquanto strano, tutto così dubbioso e pieno di domande ambigue, alcuna senza risposta, rimaste appese lì, in attesa- "E ora che faccio?" -si guardava intorno, vedeva tutte facce molto famigliari se non fosse per qualcuna nuova o mai notata bene- "Si.. è proprio la mia scuola ma.." -si bloccò, vide il male all’inferno-.

In lontananza, sempre nello stesso corridoio dove si trovava Edo, quello principale, vide il quartetto, o meglio solo due di loro Erasmo e Diego intorno a Lilia, la famosa regina dei libri, la sola che quando si parla di lei è o per via delle sue relazioni amorose unidirezionali dalla parte maschile oppure per la sua straordinaria bellezza che è riuscita ad incantare anche il giovane professore di lettere. Non vedeva la ragazza in difficoltà, non sembrava la stessero prendendo in giro, nessuno si sarebbe permesso, eppure nel suo comportamento ed atteggiamento Edo non vedeva sicurezza: non aveva mai guardato così affondo quella ragazza, non se ne era mai interessato poiché la vedeva troppo lontana da lui, nel suo modo di essere e fare, seppur per lui fosse un modello da seguire, la versione donna che tanto avrebbe desiderato essere. Edo aveva ragione, la ragazza era accerchiata dai due semplicemente perché questi ci stavano provando mentre lei cercava di prendere dal suo armadietto ciò che le necessitava in quella giornata scolastica come ogni altra:

Lilia: "Datemi due motivi per dire di sì alla vostra proposta.." -mentre stava cercando specificatamente il libro di storia in mezzo a tutti gli altri-

Erasmo: "Semplice! Perché dirci di no?" -con un sorrisetto malizioso stampato sul volto, un sorriso guardato con sdegno e odio irrefrenabile da parte dello spirito del ragazzo-

Lilia: "Erasmo se è tutto qui quello che sai dire, mi hai dato una motivazione in più per dirti di no, semplicemente!" -afferrò il libro, lo sfilò e richiuse con forza l’armadietto- "Non voglio avere nulla a che fare con nessuno di voi due: non siete brutti ragazzi, al contrario, potreste anche essere il mio tipo, ma dopo quello che è successo non me la sento di intraprendere una relazione con nessuno del vostro gruppo.." -disse chiudendo a chiave lo sportello, la sfilò pronta ad andarsene, afferrando la borsa che aveva poggiato a terra-

Diego: "Vorresti precluderti una conoscenza solo perché uno della nostra scuola si è suicidato perché l’ha voluto?" -afferrando il polso della ragazza che gli lanciò uno sguardo penetrante- "Edo non si è ucciso perché siamo stati noi a chiederglielo, semplicemente l’ha voluto e l’ha fatto, noi non abbiamo niente a che fare con quello che gli è successo.." -disse con una certa stranezza che venne individuata da Lilia, una luce che non gli aveva mai visto in nessuna delle occasioni che li aveva visti così vicini, e queste non furono assolutamente poche in cinque anni insieme- ...
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Re: "Libro di Habbo" "Le chiavi della vendetta" Ep.10 Cambio di rotta

Messaggio Da Mattia Sab 23 Ott 2021 - 16:13

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