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Caso Adinolfi

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Caso Adinolfi, si segue la pista delle nuove Br

Genova, i pm: «Emuli della lotta armata».

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A 24 ore dall'agguato di Genova, gli inquirenti lavorano per far luce sull'attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi (guarda le immagini), ferito da un colpo di pistola al ginocchio, nella mattina del 7 maggio, davanti a casa.
Esclusi i moventi personale e professionale, restano due le piste privilegiate: quella legata a una matrice marxista-leninista e quella riconducibile a ecoterroristi, più vicini all'area anarchica. Il modus operandi è brigatista (per il pubblico ministero Nicola Piacente ci sono «analogie con attentati nei confronti di dirigenti Ansaldo negli Anni 70»), ma si ritiene improbabile che dietro l'azione genovese ci sia un'organizzazione strutturata.
I PM CONTESTANO L'AGGRAVANTE TERRORISMO. L'ipotesi è che si tratti di emuli delle Br che vogliono rilanciare la lotta armata, di «una cellula che con questo attentato chiede ai brigatisti irriducibili ancora in carcere una sorta di 'riconoscimento' come è già successo con le nuove Brigate rosse guidate da Nadia Lioce». La procura di Genova, nel frattempo, ha modificato il reato rubricato contro ignoti contestando l'aggravante della finalità di terrorismo. «Presenta alcune analogie con attentati delle brigate rosse nei confronti di dirigenti Ansaldo negli anni '70», ha ribadito il pm Nicola Piacente.
CASCO INTEGRALE E PISTOLA RUSSA. Al momento tuttavia gli investigatori e gli inquirenti non hanno in mano elementi concreti che supportino queste ipotesi; nè, tantomeno, è arrivata una rivendicazione che possa in qualche modo aiutare a far luce sull'attentato.
Piacente ha rivelato: «Non c'é alcun identikit, ma solo una descrizione sommaria relativa a un individuo alto e con un casco integrale nero». Piacente ha confermato che sul luogo dell'agguato è stato trovato un solo bossolo riconducibile ad una pistola di fabbricazione russa che «deve essere ancora analizzato».
VIA ALL'ANALISI DEI TABULATI. Si sta quindi acquisendo tutto il traffico telefonico registrato dalle celle che coprono la zona dell'agguato, in modo da identificare tutti i telefoni che sono transitati in quell'area nella mattina del 7 maggio, attorno alle ore 8.
«Se non arriva entro domani possiamo parlare di un'anomalia», ha detto uno degli investigatori che per anni ha combattuto le Brigate rosse e che adesso è impegnato sul caso Adinolfi .
Ma l'esperto ha anche aggiunto: «Questo 'ritardo' è fisiologico: per poter rivendicare un'azione è necessario assicurarsi che chi l'ha compiuta sia al sicuro».
I MEDICI: «NOTTE TRANQUILLA». Nel frattempo il professor Federico Santolini, il primario di ortopedia all'ospedale San Martino che ha operato il dirigente Roberto Adinolfi, ha rassicurato sulle sue condizioni di salute.
Il dottore ha poi riferito che il manager «ha passato la notte tranquilla e sta bene», dato che «la ferita è pulita e presto sarà a casa». Santolini ha concluso dicendo che Adinolfi «non vuole parlare di quanto accaduto né rilascia o ha rilasciato interviste».
SCORTA PER DIRIGENTI ANSALDO. È alta l'allerta da parte del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che sta valutando l'eventualità di proporre al Viminale la scorta o un servizio di tutela per Adinolfi. Misura che potrebbe essere attuata anche per altri dirigenti di Ansaldo.

Re: Caso Adinolfi

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Hanno rotto <.<

Re: Caso Adinolfi

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Infatti ..

Re: Caso Adinolfi

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Caso Adinolfi 3755781698

Re: Caso Adinolfi

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Ok :O

Re: Caso Adinolfi

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:O
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